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Normativa Codice della strada

La Corte costituzionale dichiara l’illegittimità degli strumenti di controllo della velocità che non sono sottoposti alla taratura

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Con Sentenza n° 113/2015 del 29/04/2015, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 45, comma 6, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura.
Si riporta di seguito copia della sentenza e articolo de Il Sole 24 Ore.

 Corte Costituzionale su taratura Articolo Sole24ore 

 Corte Costituzionale Pronuncia 113 2015  

Annullata multa con Scout Speed

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Con sentenza dell’8 marzo 2016, il Giudice di Pace di Firenze ha accolto il ricorso avverso una sanzione amministrativa per eccesso di velocità rilevata con la strumentazione Scout Speed, in quanto non soddisfa le prescrizioni ex. Art. 142 comma 6 che impongono il presegnalamento della postazione di controllo.
Si riporta di seguito copia della sentenza.

  Sentenza Scout Speed

Richiesta parere circa le dimensioni del segnale mobile di presegnalazione postazione autovelox.

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Con una recente nota il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha confermato che le dimensioni del segnale dipendono dal numero di righe e dal numero e altezza dei caratteri, secondo le indicazioni delle Tabelle 11.16, 11.17 e 11.18 dell’Allegato al Titolo I del Regolamento (DPR n. 495/1992).
Si riporta di seguito il testo della nota:
"Con riferimento alla richiesta di parere formulata con la nota in riscontro, si rinvia a quanto disposto dall’art. 2, cc. 1, 2 e 5, del DM 15,08.2007 circa le caratteristiche e la composizione dei segnali stradali di indicazione, temporanei o permanenti, da impiegare per la presegnalazione.
In particolare si rammenta che le dimensioni del segnale dipendono dal numero di righe e dal numero e altezza dei caratteri, secondo le indicazioni delle Tabelle 11.16, 11.17 e 11.18 dell’Allegato al Titolo I del Regolamento (DPR n. 495/1992). Si resta a disposizione per ogni eventuale ulteriore chiarimento."

La presenza di accessi a proprietà laterali anche se questa può dare luogo ad una area di intersezione, non ricorre l’obbligo di rispettare la distanza di 1 km tra esso e il dispositivo misuratore della velocità

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Con una recente nota il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha confermato che nel  caso di strada chiusa, questa deve essere trattata alla stregua di accesso a proprietà laterali, e pertanto anche se questa può dare luogo ad una area di intersezione, non ricorre l’obbligo di rispettare la distanza di 1 km tra esso e il dispositivo misuratore della velocità, né quello di ripetere dopo di esso il segnale di limite di velocità. Si riporta di seguito il testo della nota ministeriale:
"Con riferimento alla richiesta di chiarimento formulata con la nota in riscontro, si osserva che su strade extraurbane le intersezioni devono essere segnalate ai sensi dell’art. 109, ovvero 112, del Regolamento (DPR n. 495/1992).
Nessun obbligo di segnalazione è invece previsto per gli accessi e le diramazioni di cui all’art. 22 del Codice (DLgs n. 285/1992), eccetto il caso del passo carrabile.
Per tali fattispecie si applica infatti il disposto di cui all’art. 145, c. 6 e c. 8, dcl Codice.
Nel caso in esame, peraltro, l’ente proprietario della strada è il solo in grado di valutare se la sistemazione debba essere trattata come intersezione, provvedendo in conseguenza ad apporre la prescritta segnaletica, di cui all’art. 109 ovvero 112, del Regolamento.
In difetto di tale segnaletica, ancorchè definita strada chiusa, la sistemazione deve essere trattata alla stregua di accesso a proprietà laterali, e pertanto non ricorre l’obbligo di rispettare la distanza di 1 km tra esso e il dispositivo misuratore della velocità, né quello di ripetere dopo di esso il segnale di lìmite di velocità.
Si resta a disposizione per ogni eventuale ulteriore chiarimento"

Cassazione: una colica renale non giustifica il superamento dei limiti di velocità per andare in ospedale

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E' valida la multa per eccesso di velocità anche se l'automobilista si stava recando in ospedale per una colica renale.
È quanto emerge da una sentenza della Corte di Cassazione  (la n.20121/2014) che ha confermato una sentenza d'appello che aveva respinto il ricorso dell'automobilista intenzionato a farsi riconoscere l'esimente dello stato di necessità.
Il caso finiva in Cassazione dove l'automobilista lamentava che nei giudizi di merito non si era tenuto conto della documentazione medica ospedaliera che dimostrava il suo stato di malattia.
Tale condizione a detta del ricorrente avrebbe potuto integrare l'ipotesi dell'esimente di cui all'articolo 4 della legge 689 del 1981.
Una tesi che non ha convinto i giudici di piazza Cavour secondo cui invece i giudici dell'appello hanno correttamente rilevato che il ricorrente "andava ad una velocità di 141 km/h in un tratto di strada in cui vigeva il limite dei 70 km/h ed in prossimità di una stazione ferroviaria".
.Sotto questo profilo va detto che lo stato di malattia del ricorrente non rappresentava un pericolo così grave e tale da giustificare un così marcato superamento del limite di velocità in una zona frequentata da pedoni e da bambini.
In conclusione, rimarca la Corte, nel caso di specie il ricorrente non ha fornito una prova convincente su quella che è la "assoluta necessità di recarsi in ospedale per salvare sé o altri dal pericolo attuale ed immediato di un danno alla persona".

 

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